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AI e PMI europee: l'Europa accelera, ma il vero divario è ancora da colmare
Un nuovo rapporto di Accenture sull'AI Readiness europea porta buone notizie e un campanello d'allarme insieme. Le aziende europee hanno migliorato il loro indice di preparazione all'intelligenza artificiale di 1,6 punti negli ultimi sei mesi, superando la crescita registrata in Nord America, ferma a 1,1 punti. L'Italia, in particolare, segna un balzo di 2,9 punti — il dato più alto tra i grandi Paesi europei, superiore anche a Francia, Regno Unito e Spagna.
Si tratta della prima edizione dell'AI Progress Barometer, l'osservatorio semestrale con cui Accenture misura il livello di preparazione all'intelligenza artificiale di circa 3.000 tra le maggiori aziende al mondo, valutando quattro dimensioni chiave: direzione strategica, fondamenta tecnologiche, competenze delle persone e reinvenzione dei processi.
Il quadro generale: l'Europa recupera terreno, ma resta indietro
Nonostante il miglioramento, il divario con il Nord America resta ampio: le aziende nordamericane si attestano oggi a 48,9 punti su 100, contro i 43,1 dell'Europa. Un segnale incoraggiante, quindi, ma che va confermato nelle prossime rilevazioni prima di poter parlare di una vera inversione di tendenza.
Il vero problema: il divario tra grandi gruppi e PMI
Il dato più significativo del rapporto, però, riguarda la polarizzazione interna al continente. Le grandi aziende europee (quelle con ricavi superiori ai 10 miliardi di dollari) si trovano oggi a soli 2,1 punti di distanza dai concorrenti nordamericani. Le imprese di dimensioni più contenute, invece, accusano un ritardo di 7,6 punti rispetto alle omologhe nordamericane.
Questo significa che la crescita registrata a livello europeo è trainata quasi esclusivamente dai grandi gruppi, che dispongono delle risorse per investire in infrastrutture, competenze specialistiche e riorganizzazione dei processi. Le PMI — che in Italia come in Belgio rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo — restano indietro, con ricadute dirette su produttività, competitività e capacità di attrarre investimenti.
Come sottolineato dai vertici di Accenture, la vera sfida per l'Europa non sarà soltanto accelerare l'adozione di nuovi strumenti, ma ripensare processi, modelli operativi e competenze in modo diffuso — includendo anche le imprese più piccole, senza le quali il progresso rischia di restare parziale e disomogeneo.
Cosa significa per le PMI italiane in Belgio e in Europa
Per le PMI italiane che operano in Belgio e più in generale nel mercato europeo, il messaggio che emerge da questi dati è chiaro: l'intelligenza artificiale non è più uno strumento da rimandare al futuro, ma un fattore competitivo del presente. Le imprese che non iniziano oggi un percorso — anche graduale — di adozione dell'AI rischiano di trovarsi in una posizione di svantaggio strutturale rispetto a chi ha già iniziato a integrarla nei propri processi.
Non si tratta necessariamente di investimenti importanti o trasformazioni radicali: anche passi contenuti, se ben indirizzati (dalla qualità dei dati aziendali alla formazione delle persone), possono fare la differenza nel medio periodo.
Il ruolo della Camera
La Camera di Commercio Italiana in Belgio monitora con attenzione questi sviluppi, con l'obiettivo di offrire alle imprese associate strumenti concreti per orientarsi nel percorso di adozione dell'intelligenza artificiale e non restare escluse da questa trasformazione.
Fonte: Accenture, AI Progress Barometer (prima edizione, giugno 2026)