Semiconduttori, intelligenza artificiale e tecnologie avanzate sono sempre più centrali per la competitività industriale europea. Ma l’UE continua a dipendere in misura significativa da capacità produttive e filiere localizzate fuori dall’Europa.
Il 24 settembre, durante il Consiglio Competitività, i ministri europei hanno discusso il Chips Act 2.0, la proposta presentata dalla Commissione europea lo scorso giugno per rafforzare l’industria europea dei semiconduttori, ridurre le dipendenze strategiche e sostenere una maggiore domanda di chip prodotti in Europa.
Un ecosistema europeo più forte
Nel confronto tra gli Stati membri è emersa una posizione ampiamente favorevole al rafforzamento dell’ecosistema europeo dei semiconduttori.
Il dibattito non riguarda soltanto la produzione di chip, ma l’intera catena del valore. Tra gli ambiti indicati come prioritari figurano power semiconductors, fotonica, tecnologie quantistiche, advanced packaging, progettazione dei chip e materiali avanzati.
L’obiettivo è concentrare gli investimenti nei segmenti nei quali l’Europa dispone già di competenze industriali e tecnologiche significative o può costruire una posizione di leadership.
Dalla ricerca al mercato
Uno dei punti centrali emersi dal Consiglio riguarda la necessità di ridurre la distanza tra ricerca, innovazione e produzione industriale.
Diversi Stati membri hanno sottolineato l’importanza di accelerare il passaggio delle nuove tecnologie verso il mercato, mobilitando investimenti pubblici e privati, rafforzando l’accesso alle materie prime critiche e investendo maggiormente nelle competenze.
Nel dibattito è stato inoltre richiamato il ruolo di PMI, startup ed ecosistemi emergenti, che dovrebbero essere coinvolti maggiormente nello sviluppo della filiera europea dei semiconduttori, evitando che le opportunità si concentrino esclusivamente sui grandi produttori.
Meno dipendenze, senza chiudere il mercato
Il rafforzamento dell’autonomia europea non significa necessariamente una chiusura verso l’esterno.
Gli Stati membri hanno evidenziato la necessità di ridurre le dipendenze strategiche, mantenendo allo stesso tempo mercati aperti e collaborazioni con partner internazionali considerati affidabili.
Un equilibrio particolarmente importante in un settore caratterizzato da supply chain globali altamente integrate, nel quale progettazione, materiali, produzione e assemblaggio possono coinvolgere imprese localizzate in continenti diversi.
Cosa significa per le imprese
Per le imprese europee, il Chips Act 2.0 è soprattutto un dossier da seguire nei prossimi mesi.
Il confronto avviato al Consiglio indica una crescente attenzione verso investimenti industriali, tecnologie avanzate, competenze e sviluppo di nuove filiere europee, con un esplicito riferimento anche a PMI e startup.
Per aziende attive direttamente nei semiconduttori, ma anche per quelle che operano in settori fortemente dipendenti dai chip – dall’automotive all’energia, fino alle tecnologie digitali e all’automazione industriale – l’evoluzione della strategia europea potrà incidere sulle future opportunità di investimento e collaborazione.
Il dibattito è tuttavia ancora in corso: il Consiglio del 24 settembre ha espresso orientamenti politici sulla proposta, non ha introdotto nuove regole o nuovi strumenti immediatamente applicabili alle imprese.