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Green bond, nuove regole ESG e dazi sui pacchi cinesi

luglio 2026 ridisegna le regole del commercio europeo
26 luglio 2026 di
Green bond, nuove regole ESG e dazi sui pacchi cinesi
Business

Tempo di lettura : 4 minuti

Luglio 2026 si chiude come uno dei mesi più densi di novità normative degli ultimi anni per chi fa impresa in Europa. Due riforme, apparentemente distanti tra loro — la finanza sostenibile da un lato, l'e-commerce extra-UE dall'altro — condividono in realtà lo stesso filo conduttore: l'Unione Europea sta stringendo le maglie del proprio mercato interno, sia sul piano della credibilità ambientale che su quello della concorrenza commerciale.

Per le imprese italiane che operano sul mercato belga, o che guardano più in generale all'Europa come sbocco strategico, si tratta di cambiamenti da non sottovalutare: toccano la comunicazione aziendale, i costi di approvvigionamento e, in prospettiva, il posizionamento competitivo rispetto ai concorrenti extra-UE.

ESG e green bond: la stretta sul greenwashing è realtà

Dal 1° luglio 2026 sono entrate in vigore nuove regole europee che rafforzano la vigilanza sulle emissioni di green bond e, più in generale, sulla comunicazione ambientale delle imprese. La novità principale riguarda la supervisione delle società di rating ESG — gli enti che certificano se un'azienda o uno strumento finanziario possa essere definito "green" — che passano ora sotto il controllo diretto dell'ESMA, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, con l'obbligo di maggiore trasparenza sulle metodologie di valutazione utilizzate.

Il messaggio di fondo è chiaro: termini come "green", "eco" o "carbon neutral" non possono più essere usati come semplice leva di marketing. Servono evidenze verificabili, dati scientifici e, sempre più spesso, una verifica esterna indipendente. Il percorso normativo europeo su questo fronte è in realtà più ampio e si completerà nei prossimi mesi: l'Italia recepirà infatti la direttiva UE sui "Green Claims" con un decreto legislativo che entrerà pienamente in vigore il 27 settembre 2026, introducendo un divieto esplicito all'uso libero di espressioni generiche come "eco-friendly", "naturale", "biodegradabile" o "verde" senza un riscontro oggettivo.

I settori più esposti sono quelli dove la sostenibilità è già un argomento di vendita consolidato:

  • Energy e utilities, dove le certificazioni ambientali incidono direttamente sull'accesso al capitale;
  • Automotive, in piena transizione verso l'elettrico e sotto osservazione per le comunicazioni su emissioni e ciclo di vita dei prodotti;
  • Moda e lusso, settori storicamente più esposti al rischio greenwashing per l'uso disinvolto di claim ambientali in packaging e campagne pubblicitarie.

Per le PMI italiane attive in Belgio o sul mercato UE, il consiglio pratico è di rivedere fin da ora il proprio materiale di comunicazione — sito, packaging, presentazioni commerciali — verificando che ogni affermazione ambientale sia supportata da dati verificabili, per non trovarsi impreparate quando le nuove regole entreranno a pieno regime in autunno.

Dazi sui pacchi extra-UE: cambia il commercio online da Cina, USA e Regno Unito

La seconda novità riguarda l'e-commerce. Dal 1° luglio 2026 è caduta la storica franchigia doganale che esentava dai dazi le spedizioni extra-UE di valore inferiore a 150 euro. Al suo posto è arrivato un dazio forfettario di 3 euro, non per pacco ma per singola voce merceologica contenuta nella spedizione — una distinzione che pesa in particolare sugli ordini multi-prodotto tipici dei marketplace low-cost come Temu, Shein o AliExpress.

Si tratta di una misura temporanea, pensata per restare in vigore fino al 2028, in attesa che diventi pienamente operativo l'EU Customs Data Hub, il sistema che permetterà controlli doganali strutturali su tutte le spedizioni indipendentemente dal valore. L'Italia, dal canto suo, aveva previsto un contributo nazionale aggiuntivo di 2 euro per pacco, ma lo ha rinviato al 1° ottobre 2026 per evitare sovrapposizioni con la misura europea.

Per le imprese europee — e italiane in particolare — che competono con l'import a basso costo dall'Asia, si tratta di un primo segnale concreto: l'UE inizia a utilizzare gli strumenti tariffari in modo più assertivo per riequilibrare le condizioni di concorrenza con i grandi marketplace extra-UE. Non è ancora una svolta strutturale, ma il messaggio politico è netto.

Cosa significa per le imprese italiane in Belgio

Le due riforme, lette insieme, raccontano una tendenza di fondo: l'Unione Europea sta alzando gli standard su due fronti — quello della credibilità delle comunicazioni ambientali e quello della lealtà commerciale verso i player extra-UE. Per le imprese italiane che operano nel corridoio Belgio-Italia, questo significa:

  1. Rivedere la comunicazione ESG prima che le regole sui Green Claims entrino a pieno regime a settembre, evitando claim non supportati da evidenze.
  2. Monitorare l'impatto sui costi di approvvigionamento se si importano prodotti o componenti da fornitori extra-UE, anche in ottica dropshipping o e-commerce.
  3. Cogliere l'opportunità competitiva: la stretta sui marketplace a basso costo può rappresentare, per chi produce o distribuisce in Europa con filiere trasparenti e conformi, un vantaggio relativo da comunicare ai propri clienti.

La Camera di Commercio Italiana in Belgio continua a monitorare l'evoluzione del quadro normativo europeo per offrire alle imprese associate aggiornamenti tempestivi e supporto pratico nell'adeguamento a queste nuove regole.

Fonte : Adiconsum

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Business 26 luglio 2026
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