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l'UE stringe le maglie sui prodotti low-cost da fuori Europa

Temu, Shein, AliExpress: Ecco cosa sta cambiando e perché potrebbe riguardarti più di quanto pensi.

Hai mai ordinato una maglietta a 4 euro, un gadget elettronico a 7, o un giocattolo per i tuoi figli a meno di 10 euro da una di quelle piattaforme online che arrivano direttamente dalla Cina? Se la risposta è sì, non sei solo. Milioni di europei lo fanno ogni giorno. Ma qualcosa sta per cambiare — e in modo abbastanza significativo.

I numeri che fanno impressione

Prima di parlare di regole e politiche, vale la pena fermarsi un attimo sui dati, perché sono davvero sorprendenti. 

Nel solo 2024 sono stati importati nell'UE 4,6 miliardi di articoli di basso valore  — cioè con un prezzo inferiore a 150 euro. Tradotto in qualcosa di più concreto: 12 milioni di pacchi al giorno.  E non si tratta di un fenomeno stabile: nel 2023 le spedizioni erano 2,3 miliardi e nel 2022 erano 1,4 miliardi.  In pratica, il volume si è più che triplicato in soli due anni.

Questa crescita esponenziale è collegata all'espansione di rivenditori online cinesi come Temu e Shein. Piattaforme che hanno fatto della velocità, del prezzo bassissimo e della varietà infinita di prodotti il loro principale punto di forza — e che hanno conquistato tantissimi consumatori europei.

Secondo i dati Eurostat, nel 2024 il 77% degli utenti internet dell'UE ha effettuato acquisti online, in crescita rispetto al 59% del 2014. Non sono solo i giovani: anche tra i 65 e i 74 anni, il 53% ha fatto ordini online. 

Il problema: chi controlla tutto questo?

Fin qui, nessuna novità: il commercio online cresce, i consumatori comprano di più. Ma c'è un lato oscuro di questa storia che spesso passa in secondo piano.

Controllare miliardi di pacchi ogni anno è una vera sfida. Alcuni prodotti acquistati tramite negozi online potrebbero non rispettare le norme UE in materia di sicurezza, ecodesign o protezione ambientale e ciò può comportare rischi per la salute umana o per l'ambiente. 

Quel giocattolo coloratissimo potrebbe contenere sostanze chimiche vietate. Quel caricatore ultra-economico potrebbe non soddisfare gli standard elettrici europei. Quella crema cosmetica acquistata online potrebbe contenere ingredienti proibiti dalla normativa UE.

Non è fantascienza: è una realtà che le autorità doganali europee incontrano quotidianamente. Il volume di spedizioni è semplicemente troppo grande per poterlo gestire con i sistemi di controllo attuali.

C'è poi un altro danno, spesso trascurato: la disponibilità sulle piattaforme online di prodotti economici ma non conformi può danneggiare le imprese dell'UE che rispettano le regole ma non riescono a competere sui prezzi. Un'azienda italiana o tedesca che produce un prodotto certificato, sicuro e sostenibile non può reggere la concorrenza di chi ignora quelle stesse regole. Non è una questione solo burocratica: è una questione di equità nel mercato.

Cosa sta facendo l'Europa

Di fronte a questa situazione, le istituzioni europee si sono mosse su più fronti.

La proposta più dibattuta riguarda la cosiddetta soglia de minimis: attualmente, le importazioni di beni con valore inferiore a 150 euro sono esenti dai dazi doganali. Questa esenzione, nata decenni fa per semplificare le spedizioni personali occasionali, è diventata il principale canale attraverso cui miliardi di pacchi commerciali entrano nell'UE senza pagare alcun dazio. La Commissione europea ha proposto una riforma doganale nel maggio 2023 che prevede l'eliminazione di questa esenzione. 

Ma non è tutto. La comunicazione della Commissione sull'e-commerce di febbraio 2025 propone l'introduzione di un contributo di gestione di 2 euro per ogni spedizione destinata all'UE, insieme a misure per rafforzare l'applicazione delle norme sulla sicurezza dei prodotti. 

Due euro per pacco potranno sembrare pochi, ma moltiplicati per 4,6 miliardi di spedizioni all'anno diventano una cifra enorme — e soprattutto un meccanismo per finanziare i controlli doganali necessari.

La voce del Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo non è rimasto a guardare. Nel luglio 2025, gli eurodeputati hanno adottato una relazione contenente raccomandazioni per migliorare il controllo dell'afflusso di merci di basso valore provenienti da Paesi terzi. 

Le richieste principali sono chiare. Prima di tutto, il Parlamento si è espresso a favore dell'abolizione della soglia dei 150 euro per l'esenzione doganale. Secondariamente, gli eurodeputati hanno chiesto che il contributo di 2 euro per spedizione sia a carico delle piattaforme, non del consumatore finale. Un dettaglio tutt'altro che secondario: significherebbe che il costo ricade su Temu o Shein, non su chi fa l'ordine.

C'è anche una proposta interessante dal punto di vista logistico: gli operatori extra-UE dovrebbero essere incentivati a spedire i propri prodotti da magazzini situati all'interno dell'UE, dove i controlli risultano più agevoli. In pratica, se Temu avesse un magazzino in Europa, i suoi prodotti potrebbero essere verificati prima di arrivare al consumatore, con tempi e costi di controllo molto più gestibili.

Come ha sintetizzato l'eurodeputato italiano Salvatore De Meo, relatore della proposta: "Troppi beni entrano nel mercato europeo senza adeguati controlli, mettendo a rischio la sicurezza dei consumatori e penalizzando le imprese che rispettano le regole."

Cosa significa per te, consumatore

Diciamolo chiaramente: nel breve termine, queste misure potrebbero tradursi in un leggero aumento dei prezzi sulle piattaforme come Temu o Shein. Se i dazi vengono applicati anche agli ordini sotto i 150 euro, o se le piattaforme trasferiscono il contributo di 2 euro sui consumatori (nonostante le intenzioni contrarie del Parlamento), gli straordinari prezzi stracciati a cui siamo abituati potrebbero salire un po'.

Ma c'è l'altro lato della medaglia: potresti avere molto più fiducia nel fatto che quello che ordini sia davvero sicuro. Che il giocattolo per tuo figlio non contenga sostanze tossiche. Che il caricatore non rischi di fare cortocircuito. Che le scarpe che indossi siano state prodotte rispettando almeno gli standard minimi di sicurezza.

In fondo, il prezzo bassissimo di certi prodotti ha sempre avuto un costo nascosto — solo che lo pagavamo in altri modi.

Le nuove norme sono ancora in fase di approvazione e negoziazione tra le istituzioni europee. Seguiranno aggiornamenti man mano che il quadro normativo si definirà.

Tempo lettura : 3 minuti

Fonte: Parlamento Europeo